Margherita e Giorgio alla Peggy Guggenheim di Venezia (perché i bambini in museo?)

Dall’amico Simone ricevo e pubblico questo contributo.

“Se la forma scompare la sua radice è eterna” è un verso del poeta persiano Rumi, che l’artista Mario Merz ha trasformato in scritta fluorescente al neon, in un suo allestimento, che oggi lampeggia sul muro del cortile del museo-collezione “Peggy Guggenheim” di Venezia.

Portarci i bambini (Giorgio di 4 anni e mezzo, ma soprattutto Margherita, che non ne ha ancora due), più che una velleitaria aspirazione a coltivare un tempo “per i grandi” (nonostante “i piccoli” ormai assorbano indisturbati tutto intero quello che una volta si chiamava tempo libero), è stata una scelta immediatamente condivisa, dettata soprattutto dalle temperature  esterne e dall’umidità del clima lagunare a dicembre. Siamo arrivati nell’ora prima della chiusura, con l’idea di una visita-lampo.

peggy-guggenheim VeneziaIo avevo in braccio Margherita, che perlopiù non ha mostrato grandi slanci di interesse, com’era ovvio, salvo poi – in modo commovente, all’occhio di papà – alla vista di una tela di Ellsworth Kelly (una grande campitura uniforme di verde acrilico, circondata da una sottile striscia arancione) prorompere in un incuriosito “o-èeeee?”. Detto ciò, non ho avuto imagesl’impressione che ne’ Giorgio, ne’ gli altri bimbi (figli di amici nostri, di 6 e 4 anni e mezzo) abbiano davvero creato confusione.

Fatto sta che, prima di uscire, abbiamo notato che qualche solerte visitatore non aveva voluto trattenersi dal riportare sul Guest-Book (verosimilmente giusto un attimo prima) che l’esposizione era “interessante, anche se ambiente troppo da kindergarten, con bambini maleducati e genitori distratti”.

Il meritatissimo “vaffanculo”, con cui il sottoscritto si è sentito in dovere di chiosare l’intervento di cui sopra (a rischio di rinforzare la convinzione che i veri maleducati siano i genitori, e non i bambini… ), non ha però sinora esaurito l’incazzatura inoculatami.

A ben guardare, essa sgorga dalla consapevolezza che proprio l’arte contemporanea, più di ogni altra, ha sempre cercato l’immediatezza e l’irriverenza, a costo di essere bollata come idiota, anzi con il gusto esibito di provocare e destabilizzare i benpensanti: non serve una conoscenza artistica raffinata per considerare il valore dissacrante dell’orinatoio capovolto di Duchamp (anche senza voler citare la famosissima “merda d’artista” di Manzoni).

Ecco che allora, proprio e soprattutto in un museo di arte contemporanea, sono i bambini il vero termine di paragone, non solo per i curatori, quale misura dell’efficacia dell’allestimento, ma addirittura per i visitatori adulti, quale emblema della “purezza di sguardo” a cui tutti dovremmo aspirare, ricercando e dando spazio al bambino che in noi ancora forse sopravvive, stritolato dal peso delle convenzioni e degli atteggiamenti. E’ proprio il loro modo di vedere, di leggere il mondo con occhi incontaminati, che attinge alla radice delle forme, alla loro essenza ideale ed archetipa, al di sotto di tutte le stratificazioni e degli involucri che le circondano.

Involucri, di cui il nostro anonimo commentatore decisamente non ha saputo disfarsi, nel leggere gli avvenimenti. E resta il dubbio, forse un po’ altezzoso – lo ammetto, che dell’intera collezione (come della vita in generale), il nostro abbia capito pochino. Mi chiedo se questo possa in qualche modo dipendere dall’infanzia che ha trascorso (avesse frequentato una banalissima “scuola materna” invece di un “kindergarten”, ne sarebbe uscito più felice?). O dai genitori che ha avuto (non abbastanza distratti?).

A parte tutto, il museo è molto attento ad organizzare attività e visite guidate per i bambini (magari un filo più cresciuti dei nostri), che però è bene pianificare e prenotare (cfr. sito web).

Con buona pace di tutti i genitori “gender” (per quel che può voler dire) il fasciatoio c’è, ma e’ nel bagno delle signore.

Come si vede, la radice della forma sarà pure eterna, ma pure i formalismi sono belli duri a morire.

Simone

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...