Scorciatoie digitali

Dall’invenzione del tempo libero in poi i musei si sentono in competizione con le altre attività,  nei confronti delle quali si giudicano spesso meno “divertenti” e “coinvolgenti”, soprattutto verso il pubblico giovane e giovanissimo. Un film o un concerto, un videogioco o una sessione a chattare sciocchezze e pettegolezzi vincono tendenzialmente a mani basse, e i musei a volte temono di rimanere confinati alle visite didattiche senza riuscire a scrollarsi la polvere che viene loro attribuita.

Non è un argomento nuovo, ma l’occasione per parlarne ancora sono le due pagine pubblicate da la Repubblica domenica 13 dicembre 2015 e accolte con un certo entusiasmo anche dagli addetti ai lavori (ritwittate assai, per dire).

CWV4sTvW4AAMeW6.jpg largeSebbene il testo appaia misurato e sensato, sia il titolo (Smart Museum. (…) la tecnologia sta svecchiando i templi della cultura) che soprattutto gli esempi disegnati suggeriscono una situazione volta a modificare sostanzialmente le attuali modalità di visita e conoscenza: per divertire e coinvolgere il pubblico (soprattutto giovane), l’esposizione tradizionale viene riletta da un apparato tecnologico che interpreta le opere e dialoga direttamente con il visitatore.

robotPurtroppo, verrebbe da dire, spesso “a prescindere” da quanto esposto. Qual’è il valore aggiunto di un robot come guida turistica? I quadri hanno bisogno di essere osservati attraverso strumenti immersivi, oppure ologrammi o diffusori di essenze?

Di sicuro esistono strumenti che possono in alcuni casi aggiungere informazioni per completare la conoscenza (la ricostruzione di contesti, l’immersione in ambienti, etc.), ma quando vengono usati come scorciatoie per catturare l’interesse, prevaricando quanto esposto, rischiano di essere controproducenti.

oculus riftIl valore e il fascino del museo risiedono proprio nella possibilità di osservare le opere originali e di elaborare personalmente la capacità che hanno di suscitare fascino o bellezza, oppure di farsi emozionare e incuriosire dal senso di estraniamento che le testimonianze del passato offrono al visitatore contemporaneo.

Credo sia eccessivo sostenere che i musei possono essere “un vero e proprio antidoto ai videogiochi e al digitale in genere” come scrivono alcuni consigli sul web (perché poi?), ma di sicuro possono offrire un’alternativa soprattutto ai nativi digitali. Inseguire le tecnologie recenti senza dare loro una capacità di esprimere un valore aggiunto, significa appiattire il valore del museo eliminando la sua specificità e uniformando a quanto già si conosce.

ologrammaSenza dimenticare che gli investimenti per la tecnologia sono economicamente elevati, che la manutenzione è spesso onerosa, ma soprattutto che l’evoluzione è rapidissima e l’obsolescenza è già dietro l’angolo: bastano pochi anni e l’installazione è  superata, patetica nella sua incapacità a reggere le prestazioni con i nuovi modelli.

Un oggetto da museo insomma.

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