Statistiche e musei: più bambini che adulti?

In questi giorni vengono sbandierati con orgoglio i dati del MiBACT sull’affluenza ai musei italiani, che hanno visto per il 2015 la cifra record di 42.953.137 presenze, il 6% in più rispetto all’anno precedente e il 12% rispetto al 2013. Cifre trionfali anche se conviene sottolineare che riguardano unicamente i musei statali (secondo l’ISTAT nel 2006 i visitatori di musei e istituzioni affini non statali erano stati 62.701.994)

È impossibile però capire dai soli biglietti quanti sono stati i turisti stranieri e quanti i visitatori (o turisti) italiani, e ovviamente nemmeno quanti sono i minori (che hanno il biglietto gratuito ma non sono l’unica categoria).

bambini_al_museoSubito dopo però i media sono sprofondati nella (giusta) disperazione per i dati della ricerca ISTAT sui consumi culturali italiani per il 2015, con i suoi bassissimi livelli, peraltro conosciuti da alcuni anni: il 18,5% per cento della popolazione italiana non svolge nessuna attività culturale, per quanto semplice e occasionale, e solo il 29,9% circa delle persone di 6 anni e più ha dichiarato di aver visitato un museo o di essersi recato ad una mostra negli ultimi 12 mesi.

Ma se controlliamo i dati per età, vediamo che all’interno di questo gruppo ristretto sono i ragazzi di 11-14 anni ad avere la migliore propensione alle visite ai musei o mostre: il 46,4% del totale sono andati almeno una volta nell’anno, e l’81,1% ci sono stati da 1 a 3 volte; mentre da 6 a 10 anni sono rispettivamente il 39,1% e l’85,7%.

Nel confronto con le altre fasce di età si assiste al crollo dopo i 75 anni, ma in generale i valori sono più bassi. Nella fascia 35-44 anni ad esempio sono rispettivamente il 32,1% (almeno una volta) e il 76,7% (da 1 a 3).

I ruoli si invertono quando si passa a verificare la visita “oltre le 7 volte” in un anno: i bambini di 6-10 sono il 3,1% i, e quelli di 11-14 anni il 3,9%, rispetto ad esempio ai molto più assidui 60-65 anni con il 15,3%.

bambini_al_museo 2Ma come ci vanno in Museo? Secondo il paper Musei italiani e pubblico under 18 la frequentazione si svolge “in gita scolastica; con insegnanti che durante l’anno scolastico impiegano il museo come laboratorio di idee; in visita con la famiglia; in visita spontanea (individuale o con amici e coetanei)”.

Ma continua:

Nonostante la famiglia e il background culturale condizionino l’attitudine alla frequenza dei musei, la gita scolastica (e quindi la scuola) continua a rappresentare la prima occasione d’incontro tra il museo e il giovane in formazione.

In buona sostanza, i bambini vanno al museo perché li portano (per fortuna!) le scuole, ma non sempre questo si traduce in un pubblico autonomo che continua da adulto.

La qualità della partecipazione dei minori a visite museali in occasione di gite familiari – l’abbiamo visto – dipende in buona misura dal livello culturale medio della famiglia e dal tipo di rapporto esistente fra il giovane e la famiglia.

Molto è stato fatto negli ultimi anni in termini di proposte educative per questo pubblico specifico, ma da un’analisi dei materiali informativi e didattici, risulta chiara la loro destinazione a nuclei familiari composti da figli piccoli piuttosto che da ragazzi. Nei confronti dei giovani “obbligati” dalla famiglia, è necessario perseguire e potenziare nuove modalità e linguaggi di comunicazione, nell’allestimento, come nell’interpretazione del patrimonio. Ad esempio, utilizzando i nuovi media, in particolare il web, la fotografia digitale e la produzione di audiovisivi o anche la creazione di community e l’uso dei social network collegato ai progetti educativi, così come la presentazione di progetti di e-learning.

Potremmo concludere che la scuola sta svolgendo il compito fondamentale di introdurre i bambini al museo, ma per continuare è importante il ruolo che giocheranno sia il museo stesso, attrezzando il percorso anche per visite autonome, che la famiglia. Sperando di invertire i dati forniti dallo studio ISTAT sulla scarsa propensione degli italiani, perché i consumi culturali infatti si trainano a vicenda:

Lettura e partecipazione culturale vanno di pari passo; fra i lettori di libri, le quote di coloro che coltivano altre attività culturali, praticano sport e navigano in Internet sono regolarmente più elevate rispetto a quelle dei non lettori.

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