#MuseumSelfieDay – Non sarà un selfie a salvare i musei

selfie1Mercoledì 20 gennaio, qualche giorno fa, era il #MuseumSelfieDay, un’iniziativa nella quale i visitatori di tutto il mondo erano invitati a scattare un selfie davanti alla propria opera preferita (beninteso senza flash).

Lo scopo era presumibilmente di compiere un primo passo per avvicinare al museo chi non lo frequenta, oppure un modo per innescare meccanismi di suggestione ed emulazione; forse semplicemente si sperava di far parlare dei musei.

Però il pubblico più sfuggente e desiderato, quello degli iperconnessi millenials (soprattutto gli adolescenti, appena più grandi dei bambini), non mi sembra sia stato raggiunto.

Banner for Selfie WebsiteA vedere le foto pubblicate su twitter non si vedono infatti gli agognati ragazzini di fronte alle opere, ma soprattutto adulti, addirittura a naso in gran parte operatori museali o comunque persone del settore.

Casualmente lo stesso giorno stavo tenendo una formazione per il servizio civile sul tema dei musei, e nessuno della trentina di giovani presenti sapeva nulla di questa iniziativa. Ma soprattutto nessuno sarebbe entrato in museo appositamente per farsi un selfie.

selfie2Come prima considerazione viene da dire che in un museo ci si entra perché interessa il museo, e se il museo non interessa non diventa l’ambientazione per un selfie: la rappresentazione narcisistica non funziona se la scelta di cosa mostrare non viene ritenuta di interesse condiviso. Evidentemente le poche “celebrità” che si sono fotografate in un museo non hanno mosso entusiasmi (come ad esempio Beyonce).

Ma soprattutto il rischio è, ancora una volta, di annullare le peculiarità dei musei sollecitando non l’interesse e la curiosità di un potenziale visitatore verso i valori artistici e culturali, ma solleticando le ritualità di un immaginario digitale, peraltro probabilmente senza maneggiarne bene i processi.

Replicare per le opere d’arte gli stessi meccanismi di feticismo iconografico che esistono verso le “celebrità” non aiuta a favorire la conoscenza, ma rischia solo di banalizzare l’immagine delle opere come fossero una qualsiasi attrice o un tronista.

Via libera agli autoscatti insomma, ma con ogni probabilità non sarà un selfie a salvare i musei.

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