I Grandi Musei Nazionali e i bambini

Sono passati sei mesi dalle nomine dei nuovi direttori dei grandi musei nazionali, accompagnate da grandi polemiche, e cominciano ad apparire sulla stampa i primi articoli che tirano un po’ le somme di questo primissimo periodo.

Per caso qualcosa è stato fatto per un pubblico di bambini?

di-bello
Pinacoteca di Brera, foto di Paola Di Bello vd.

Partirei citando uno studio commissionato dal Ministero a Travel Appeal, svolto tra il 18 gennaio 2015 e 18 gennaio 2016, sulla “reputazione” on-line dei musei: attraverso l’analisi di 31.606 contenuti in alcuni canali web (oltre il 90% da tripadvisor, il resto nell’ordine da facebook, Google+, foursquare, yelp e zoover) si rileva che l’indice di soddisfazione dei visitatori ha registrato un 80,48% di sentimento positivo. Che scende però al 65,02% di giudizi positivi sui servizi e al 59,08% sull’accessibilità. Insomma niente da dire sulla qualità del patrimonio (83,97% di giudizio positivo sugli spazi), ma evidentemente insoddisfazione su come i musei permettono a un visitatore di sentirsi accolto e aiutato nel percorso di visita. Se giriamo il taglio “ottimista” del sondaggio, potremmo probabilmente leggere che il giudizio negativo diventa il 34,98% sui servizi e il 40,92% sull’accessibilità. Mica poco…

Leggendo interviste varie e sbirciando sui vari siti, si rileva un certo attivismo sul campo della valorizzazione del patrimonio artistico-archeologico e dell’organizzazione di eventi, ma pochissimo nel campo dell’accoglienza al pubblico e praticamente nulla per famiglie e bambini.

Uffizi, Firenze. Nuovo fasciatoio vd.

Solo la Galleria degli Uffizi ha annunciato di aver installato un baby pit stop e dei fasciatoi (vd.): come già detto, si tratta di un intervento dall’impegno minimo ma con un’alta resa per le famiglie con figli fino ai tre anni (e non sono poche ormai); una presenza che rappresenta lo standard minimo per i grandi musei esteri, e che qua e là in Italia comincia a essere accolta.

Per non parlare di attenzioni maggiori, come la presenza di servizi igienici a misura di bambino (tutti i musei pubblicano tutti come fosse un merito la presenza di servizi igienici per portatori di handicap, che sono però obbligatori per legge), ma anche di spazi con sedie e tavoli a misura per disegnare, riposarsi e leggere; oppure quando c’è un punto ristoro, creare la possibilità di menù adeguati. E sarebbe bello progettare anche un minimo di struttura allestitiva per permettere una visita personalizzata.

Uffizi, Firenze. Nuovo Babypitstop vd.

Si potrebbe dire che l’accoglienza per bambini e famiglie è un aspetto minore rispetto ad altri, ma temo che invece si riveli la spia di una mancanza attenzione verso il pubblico come tale.

I grandi musei sopra citati sono visitati in assoluta prevalenza da turisti, che probabilmente entraerebbero comunque qualsiasi siano le condizioni di accoglienza. Ma per invogliare i residenti e costruire un pubblico (non esistono dati sulla presenza dei residenti nei numeri dei visitatori) è importante che sin da bambini si crei la familiarità e la percezione di uno spazio accogliente. E basta poco per farlo.

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