I biglietti dei bambini (e gli adolescenti si arrangino)

Anni fa il tema del costo dei biglietti – è una barriera all’ingresso oppure una risorsa di sopravvivenza per i musei? – aveva sviluppato un dibattito che aveva diviso le opinioni: al giorno d’oggi il prezzo all’entrata sembra supinamente accettato come inevitabile, sebbene ci sia qualche piccolo segnale in controtendenza, come l’istituzione in molti musei di una domenica gratuita al mese, peraltro sempre molto frequentata.

Riguardo il costo del biglietto per i bambini non esiste un comportamento unico e condiviso negli oltre 6.000 musei italiani, date le moltissime variabili che includono la proprietà (pubblica o privata), la dimensione, la collezione, la tipologia e la collocazione geografica, ma in generale sembra prevalere una linea di attenzione per i più piccoli.

La gratuità per i minorenni è applicata nei musei statali e in molti comunali (come a Milano) oppure in altri istituti come ad esempio il Muse di Trento, il Museo Archeologico di Cagliari e la Fondazione Prada a Milano.

Per tutti i musei esiste comunque una prima fascia gratuita che di solito coincide con l’età pre-scolare, ma con alcune eccezioni: nel Museo Scienza e Tecnica di Milano si paga a partire dai tre anni un biglietto che è il 75% del prezzo pieno, a Galata e all’Acquario di Genova è gratuito solo fino ai quattro.

Cb5zP3mWwAAuDoeLa seconda fascia, solitamente dai 6 ai 14/18 anni, prevede un biglietto ridotto spesso al 50% e in questo caso la variabile è il prezzo di partenza: se nei piccoli musei locali nei quali il pubblico è in gran parte scolare il prezzo pieno è spesso 4,00 € (perciò 2,00€ per i bambini), in alcune grosse istituzioni che sanno di essere comunque visitate soprattutto dai turisti, il biglietto ridotto per bambini rimane comunque in proporzione a quello costoso per adulti. Nei Musei Vaticani ad esempio è 8,00€ tra i 6 e i 18 anni (16,00€ prezzo pieno), all’Acquario di Genova sono 15,00€ tra i 4 e 15 anni (25,00€ un adulto, 80,00€ una famiglia con max tre bambini). Altrove è invece praticamente simbolico come al frequentatissimo dai bambini Museo Egizio di Torino: 1,00€ tra i 6 e i 14 anni.

Gli abbonamenti annuali ai musei delle regioni Piemonte e Lombardia, che stanno avendo un grande successo in questi anni, hanno un offerta “junior” di 20,00€ sotto i 14 anni, a fronte di un costo adulto rispettivo di 52,00€ e di 45,00€.

Situazione ovviamente diversa nei cosiddetti musei dei bambini: qui sono il pubblico di riferimento e il costo è spesso maggiore che non un adulto. Al MUBA di Milano sono 8,00€ per il bambino (ma non si specifica l’età) e 6,00€ per l’adulto; a Explora di Roma sono 5,00€ tra i 12 e 36 mesi, dai tre anni in poi tutti 8,00€.

Come si diceva, prevale nei musei un chiara attenzione al costo dei biglietti per i più piccoli, e le differenze corrispondono a sensibilità e scelte differenti. Non si capisce se il prezzo è un’aiuto ai bambini e alle famiglie, oppure un riconoscimento implicito che non c’è nulla di interessante per i bambini e allora tanto vale non farli pagare. Raramente (o quasi mai?) il prezzo più alto per i bambini corrisponde purtroppo a un’offerta nel percorso studiata per i minori o l’esistenza di servizi dedicati, anzi spesso sono organizzati laboratori o altro che richiedono un costo ulteriore.

Di sicuro è difficile sostenere che i biglietti dei bambini, quando hanno un prezzo, possono effettivamente aiutare a garantire un introito economico maggiore all’istituzione, visto che la realtà finanziaria di tutti i musei conferma che le entrate dei biglietti costituiscono in ogni caso un voce minoritaria o piccolissima di bilancio.

Valga per tutti uno degli esempi più virtuosi in Italia, il Muse di Trento. A fronte di 702.685 ingressi tra l’inaugurazione del 19 luglio 2013 e il 16 novembre 2014 (10,00€ biglietto pieno e bambini gratuiti), con i suoi introiti non copre che il 40% del suo budget di 11 milioni annui, “una percentuale che in Italia viene colta da meno di 10 dei 6.350 musei esistenti” (Guido Guerzoni, Muse da record, il Sole24ore, 7 dicembre 2014, p.37).

Forse vale la pena avere biglietti accessibili e magari un numero alto di visitatori, considerando che in termini economici cambia di pochissimo.

Sembrano invece spesso tagliati fuori dalle agevolazione economica gli adolescenti tra i 14 e i 18 anni, che spesso pagano un biglietto da adulto a fronte di una ovvia mancanza di reddito (come se poi i 19 anni in Italia possano corrispondere a una indipendenza economica). Il rischio è di impegnarsi a costruire per i bambini una familiarità verso i musei, per poi rischiare di perdere tutto negli anni più difficili dove si dovrebbe consolidare.

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