L’archeologia e i bambini contro l’Alzheimer al Museo di Fiavè

Ampliare il proprio ruolo culturale di museo fino a diventare soggetto attivo delle dinamiche sociali: non sono molti i casi in cui questo si verifica, purtroppo e per tanti motivi, ma sono delle boccate d’ aria fresca.

Succede al Museo delle Palafitte di Fiavè in Trentino, peraltro uno dei miei preferiti e di cui scriverò quanto prima, con il progetto “T-Essere Memoria” dedicato ai malati di Alzheimer.

La prima fase del 2015, che a Parigi ha vinto il “Premio ICOM Musei per tutti”, aveva visto il coinvolgimento di un gruppo di 12 malati ospiti dell’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona di Povo con un percorso sperimentale, proposto dai Servizi Educativi dell’Ufficio Beni Archeologici della Soprintendenza per i Beni Culturali, con l’intenzione di aprire le porte del Museo delle Palafitte di Fiavé a un pubblico che difficilmente in questa fase della vita viene accompagnato in museo o partecipa a laboratori archeologici.

Zivignago
www.ladige.it

I bambini sono invece stati protagonisti della seconda fase del 2016, con il coinvolgimento degli alunni della seconda classe della scuola elementare di Zivignago.

Anziani e bambini hanno lavorato sugli stessi reperti, naturalmente adottando metodologie e strategie diverse, si sono cimentati negli stessi laboratori pratici (lavorazione dell’argilla, preparazione del burro, macinatura dei cereali e preparazione della marmellata, tessitura) e si sono recati in visita al Museo delle Palafitte di Fiavé. Un momento particolarmente significativo del progetto è stato l’incontro presso l’APSP durante il quale i bambini hanno conosciuto i nonni speciali e hanno consegnato a ciascuno di loro un disegno raffigurante il nonno o la nonna e l’attività svolta in gioventù. Infine i piccoli alunni hanno prodotto oltre a disegni, rielaborazione di racconti e ricostruzioni della palafitte di Fiavé, un “Libro tattile”, che è stato donato agli anziani con lo scopo di risvegliare, attraverso i sensi (tatto, vista e olfatto) la memoria di chi, come il malato di Alzheimer, la sta lentamente perdendo. L’esperienza vissuta è sfociata nella pubblicazione didattica “T-essere memoria” che documenta con i disegni dei bambini, foto e racconti il percorso svolto. (vd.)

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Piccola mostra organizzata dai bambini – www.ladige.it

L’idea di usare i reperti archeologici, che sono dei portatori di significato e conoscenza, è decisamente interessante e stimolante: la manipolazione di copie in laboratori, le visite al museo e ai siti, hanno permesso di cercare di portare a galla ricordi o antichi gesti.

Così come l’incontro tra i bambini e gli anziani malati di Alzheimer ha permesso di realizzare un ponte tra due generazioni e due situazioni opposte: i bambini, che stanno costruendo la propria conoscenza e in questa occasione sono diventati soggetti attivi e non solo ricettivi, con gli anziani colpiti da una malattia che porta alla progressiva perdita della memoria.

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