Davvero abbiamo bisogno di Pikachu per riempire i musei?

Sarò troppo snob o troppo vecchio, ma questa febbre mondiale per la caccia al Pokemon non mi convince.

PokemonGO3Il gioco, scaricato oltre 15milioni di volte in tutto il mondo, punta astutamente alla nostalgia per i video-giochi e cartoni degli anni Novanta, tanto che se non si ha un amico trentenne che ti spiega tutto si fa fatica a capirci qualcosa; mentre al contrario ormai anche i bambini si stanno facendo coinvolgere e chiedono ai genitori l’autorizzazione a scaricare l’applicazione.

Per chi non lo sapesse, il gioco consiste nel catturare con la telecamera del cellulare questi animaletti (Pokèmon) che si trovano liberi (e collocati un po’ ovunque), rinchiuderli in speciali capsule per poi farli combattere tra loro.

Premesso che trovo il tutto un po’ agghiacciante, la si potrebbe considerare come IMG_20160719_140928una moda passeggera, ma quello che interessa qui è che il fenomeno sta cominciando a contagiare i musei.

Probabilmente la maggior parte dei funzionari e studiosi non sa nemmeno di cosa stiamo parlando, ma qualche museo sta provando a cavalcare l’onda, nella convinzione che sia un’occasione da sfruttare per raggiungere un pubblico nuovo: perciò, più o meno goffamente, cerca di attirare i “cacciatori” nella speranza che, una volta dentro, qualcosa del senso del museo gli rimanga addosso. Addirittura c’è chi fornisce consigli su come sfruttare meglio l’occasione, come ad esempio il blog tuomuseo.

Non tutti comunque guardano con sufficienza e sospetto a questo fenomeno, come ad esempio l’antropolo Marino Niola intervistato da RepubblicaTV:

Un fenomeno in cui molti individuano alienazione e regressione infantile di massa, ma questa – a mio parere – è un’interpretazione infantile, se non puerile. Bisogna chiedersi piuttosto quali siano le ragioni di questa viralità, fra le quali c’è senz’altro il fatto che questo gioco porta gli individui ad aggregarsi e a collaborare per una finalità condivisa.

pokemon-go-museoDall’altra parte ci sono invece musei che vietano la caccia nelle loro sale, come ad esempio l’Holocaust Museum di Washington, dove era sembrata tra l’altro inopportuna la presenza di un Pokèmon che emetteva gas. Inoltre Telefono Azzurro ha espresso preoccupazione per il fatto che il fenomeno possa portare a pericoli per i bambini.

Personalmente trovo un po’ superficiale l’idea di sfruttare con tanto entusiasmo ogni novità IMG_20160720_123311“popolare”, magari partendo dal “senso di colpa” della difficoltà dei musei di uscire dalla loro immagine di tempio cristallizzato e polveroso del sapere, slegato dalle cose che appassionano veramente i “giovani” (categoria fumosa e ambita da sempre).

Non credo serva ai musei, se non occasionalmente e marginalmente, un pubblico di “cacciatori di Pokèmon”: sono interessati sostanzialmente ad altro, e non si rende più accattivamente un museo adattandosi alla moda del momento. Per costruire un interesse bisogna saper realizzare esposizioni curate nel linguaggio, nell’allestimento e nell’ordinamento. Se il museo è noioso o vecchio come impostazione, non c’è Pikachu che tenga…

 

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