Il “Curioso George” e i musei

La mia amica Chiara voleva inserire un commento al post su PeppaPig, ma era decisamento troppo lungo. Così l’abbiamo fatto diventare un post vero e proprio!

curious_george_29 Bambini, musei, cartoni animati: quando avevo letto l’articolo sulla puntata della rosea Peppa che va al museo, mia figlia non aveva nemmeno un anno e non ci eravamo ancora posti il problema TV tanto più in chiave museale…col passare dei mesi ci siamo poi ripromessi di scegliere un solo cartone animato che Irene avesse il permesso di vedere, scrutando le cose per i più piccoli, la scelta è caduta quasi subito su “Curioso come George” (che consiglierei dai 3 ai 5/6 anni)…Il vivace primate è nato nel 1941 nei libri di Margret e Hans August Rey per parlare di scienza: la serie invece è composta da episodi di 10 minuti l’uno e in tre film trasmessi sul canale Fresbee.
La scimmietta George vive, non si sa bene perché, insieme a Ted, l’ “Uomo dal cappello giallo”, di cui piano piano conosciamo vita quotidiana e abitudini: e cosa centra con bambini e musei?
maxresdefaultSeppur non sia il tema di tutte le puntate (che si svolgono in parte in città e in parte in campagna affrontando i temi più diversi) si scopre che “l’Uomo dal cappello giallo” lavora (mansione imprecisata) in un museo di Scienze Naturali con tanto di classico scheletro di T REX nella sala principale (ma quanti scheletri di T Rex ricostruiti esistono al mondo?!?)
Certo ci sono delle semplificazioni, ma è sicuramente apprezzabile che il museo non sia visto come la meta della gita di una volta e basta, ma entri nel quotidiano di George e non solo (amici, bambini e altri animali compresi). Ne vengono raccontati diversi aspetti: mostre, raccolte fondi, personale, sale da allestire, laboratori didattici. È normale che si dica che si debba far la spesa prima di andare in museo (e anche se poi il luogo non si vedrà, il termine entra comunque nel lessico dei bambini) o che quella sera ci sia un evento museale cui andare…
Chi di noi “museisti” non si riconoscerebbe nella dott.ssa Whysmann (responsabile scientifica, conservatrice? Non è ben chiaro il suo ruolo ma almeno c’è, ed è pure donna e di colore)?!? Stressata nel rispondere a troppe telefonate e domande spiega a George che le hanno chiesto di seguire 4 mostre in 4 città diverse e che è sommersa dalle scartoffie!
Si tratta di un museo di scienze e qui ci potremmo soffermare sul perché i media scelgano quasi sempre questa tipologia di museo ma, vedendo ogni giorno come un grande scheletro d’orso affascina grandi e piccoli, il discorso è ben presto concluso.
hqdefaultGli sceneggiatori tracciano comunque un ritratto di museo scientifico che non è solo la sala con il grande scheletro, ma anche altri spazi e altre attività, argomenti: dai robot, alla zoologia e alla ricerca spaziale (ambito in cui il curioso primate salverà addirittura un satellite del duo di scienziati pasticcioni Einstein/Pizza).
Pensate che in una puntata dedicata al magnetismo George, passando dal museo scopre una sala in cui, per un momento, si vedono numerosi bambini giocare e provare esperimenti come se fosse la cosa più normale del mondo! C’è gente in carne ossa che crede ancora che questo non sia possibile…
Se la scienza vi annoia sappiate che c’è posto anche per altro: splendide le puntate dedicate alla musica anche a quella classica e all’opera.
Certo la puntata il cui titolo in italiano è “George archeologo” in realtà parla di paleontologia e di scavo paleontologico ma è una pecca a cui noi dei musei archeologici siamo sovente abituati.
Nel film “missione Kayla” (ma trovo che la serie sia migliore dei film) Ted è candidato a diventare direttore del museo per sostituire l’anziano proprietario (e qui si sente che non siamo in Italia) e davanti a una commissione seriosa si fa prendere dalle emozioni e dichiara cosa saranno le sue priorità per il museo…lo trovate al minuto 58,23. Beh un sorriso non può non strapparlo!

Qualcuno potrebbe obbiettare che sto facendo un lavaggio del cervello a una piccola innocente e in effetti alla domanda: dove lavora la mamma e dove lavora “l’Uomo dal cappello giallo” la risposta è la medesima: “useo” ; forse di musei farà indigestione, ma almeno non ha l’idea che il suo beniamino si annoi in un posto polveroso e per pochi.
E se qualcuno teme che sia troppo didascalico, difficile e impegnativo in realtà gli autori riescono a mantenere quasi sempre un tono ironico e avventuroso in cui la parte didattica è mascherata abilmente e finirete a vedere qualche puntata da soli mente il pupo dorme (o finge di farlo come la mia).

Chiara Gafforini

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