Piccolo elogio (da incompetente) delle installazioni di artistiche

Sono un convinto sostenitore del fatto che i musei devo riuscire a stabilire un rapporto anche (e soprattutto!) con i visitatori non cultori della materia, e con le installazioni artistiche mi trovo proprio in queste condizioni: ci vado volentieri anche se non conosco nulla dell’arte contemporanea

Milano, Hangar Bicocca. Miroslaw Balka, CROSSOVER/S

Appena posso ci vado con mio figlio perché ho capito che condividiamo un uguale approccio di curiosità ed entusiasmo.

Le distanze enormi di esperienza e conoscenza che posseggo rispetto a lui nel visitare un museo di arte antica o di archeologia o anche di scienza sono sostanzialmente inutili con le installazioni artistiche, e perciò pur con le debite differenze ci godiamo insieme la stessa esperienza surreale e multi-sensoriale.

Milano, Hangar Bicocca. Miroslaw Balka, CROSSOVER/S

Spesso in famiglia andiamo all’Hangar Bicocca a Milano, magnifica istituzione, e scopro che sono presenti numerose famiglie come la nostra, con figli anche molto piccoli. Qui i bambini possono entrare, toccare (quando si può o si deve), salire e percorrere, e le loro sensazioni sono una scoperta personale e non un percorso potenzialmente didattico.

È chiaro che le situazione è diversa per gli altri musei, anche artistici, dove questo approccio esperienziale è possibile ma pesa comunque tutta la conoscenza condivisa, l’informazione corretta, il retroterra culturale. Forse nei musei scientifici, in quelli più avanzati, si offre un’esperienza sensoriale con giochi o installazioni, ma sono comunque strutturati intorno a un’informazione precisa.

Se come padre e visitatore mi godo le installazioni artistiche in compagnia, da professionista ritengo che una delle chiavi del futuro per il coinvolgimento dei bambini, ma anche degli adulti, sia proprio quella dell’esperienza sensoriale. Come? Colori, materiali, disposizione, illuminazione, accostamenti: non credo esistano formule da applicare, ma situazioni da inventare e costruire caso per caso. E dalle installazioni c’è sicuramente da imparare.

E credo che la multimedialità possa essere la risposta solo in casi ben costruiti, perché rischia di spostare troppo l’attenzione e a volte, nel suo virtuosismo, può diventare lei stessa l’oggetto di attenzione e non uno strumento di servizio.

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2 comments

  1. Considerazioni interessanti e condivisibili, con una precisazione: secondo me “scoperta personale” e “percorso potenzialmente didattico” non si escludono necessariamente a vicenda. Inoltre ritengo che offrire a un bambino queste esperienze lo portera’ a prendere confidenza con i musei e lo fara’ forse diventare un adulto piu’ aperto alle loro proposte culturali.

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