Didascalie partecipate (dai bambini) al MUDEC

Dovevano rimanere esposte un paio di settimane, giusto il tempo di riconoscere ai bambini il loro impegno, e invece sono ancora lì dall’estate 2016.

Stiamo parlando delle didascalie partecipate scritte da un gruppo di 25 bambini dai 7 agli 11 anni durante la settimana di stage estivo, che si trovano in una sala del percorso permanente del MUDEC, quello dedicato ai continenti africano e americano.

Qui il visitatore può trovare la novità di alcuni oggetti esposti in vetrina che hanno una doppia didascalia: quella istituzionale scritta da professionisti e quella, su supporto adesivo attaccato al vetro, scritta da un bambino.

In generale nei musei comunicazione pensata appositamente per i bambini è praticamente assente. La causa risiede probabilmente nel comprensibile timore di riempire lo spazio espositivo con testi scritti (soprattutto in caso di vetrine con oggetti) ma soprattutto nella convinzione che il pubblico infantile nei musei sia in gran parte legato a visite organizzate. Nel caso di visite autonome, oggetto di questo blog, la mediazione viene scaricata sulle capacità degli accompagnatori adulti.

Anche quando una comunicazione del genere esiste, si tratta solitamente di un elemento mobile e aggiuntivo, come le schede (ne ho scritto ad esempio per il Museo Bagatti Valsecchi di Milano e per il MABA di Angera) oppure come le audioguide. Tutte comunque curate da professionisti.

Quelle del MUDEC sono invece un esperimento pilota, condotto dal personale del Servizio Didattico coordinato da Maria Elena Magro e sotto la direzione della conservatrice Carolina Orsini, e hanno la particolarità di essere state scritte dai bambini stessi. A loro è stato chiesto di scegliere l’oggetto preferito e svolgere il lavoro di curatore, scrivendo il testo delle dida sulla scorta delle loro esperienze allo stage. Il lavoro ha incontrato le normali piccole difficoltà di un esperimento pilota, tra bambini che sceglievano gli stessi oggetti e quelli più grandicelli che si ispiravano direttamente alle didascalie esistenti.

Un esperimento comunque interessante e stimolante, sicuramente perfettibile ma in grado di rendere familiare il luogo-museo certamente ai bambini che hanno partecipato allo stage ma anche a quelli che leggeranno le didascalie.

Da ultimo vale la pena di ricordare come, in generale, le esposizioni partecipate siano una grande rarità nel campo museale, e quasi esclusivamente concentrate nei contesti di antropologia. Questo per varie ragioni, dalle difficoltà tecniche a quelle allestitive, ma anche perché il rapporto tra curatori e visitatori è sbilanciato a favore della competenza dei primi: al museo si va solitamente per conoscere e non per condividere.

È un discorso lungo e interessante e non è questo il luogo adatto per svolgerlo, ma questo rende ancora più stimolante questo esperimento pilota.

(ringrazio Maria Elena Magro per le informazioni)

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