Genova, Galata Museo del Mare dieci anni dopo (con uno sguardo diverso)

Confrontando la visita in corso a Galata con i ricordi mi è sembrato a tratti di essere in un museo diverso da quello percorso giusto dieci anni prima. E anche le foto scattate nelle due occasioni mostrano spesso ambienti diversi.

Bella scoperta, si dirà, se lo si visita insieme a un bambino di quattro anni che prima non c’era.

Ci sono cose ad esempio alle quali l’altra volta avevo dato un’occhiata superficiale e di cui non ricordavo nulla, come la ricostruzione in scala 1:1 di una galea del Seicento al piano terra. I bambini entrano intimiditi dalle dimensioni ma eccitati dalle suggestioni dei racconti sui pirati, e poi vengono coinvolti dai filmati in scala reale dove due marinai si rivolgono ai visitatori come fossero nuovi rematori: schiavo, forzato o buonavoglia? E io coinvolto come loro.

(anche se ho saputo di bambini invece spaventati dalle dimensioni e dalla penombra e che non sono voluti entrare).

Ho rivisto con la stessa curiosità di una volta (ma meno distaccata) i box dove si sperimenta la vita a bordo. Puntare un cannone, anche se di legno, ha (purtroppo) un fascino potente per i bambini; ma tutti invece provano la stessa fatica nel maneggiare un remo, e le catene per i galeotti impressionano di più piccoli.

(ma ho visto un padre che, ignaro della possibilità di questa esperienza, redarguiva pesantemente il figlio “perché non si deve toccare!”).

Ho condiviso la stessa modesta curiosità provata dieci anni fa verso i numerosi modelli di velieri e i diorami, ma sono salito sul ponte di un vero brigantino dell’800 che avevo ignorato dieci anni fa, seguendo i bambini che ne percorrevano emozionati la lunghezza, giravano la ruota del timone e suonavano la campana.

Ho apprezzato la presenza di una scialuppa recuperata da uno sbarco recente di migranti, e spero che i bambini più grandi abbiano imparato qualcosa.

Come dieci anni fa, purtroppo, ho avuto poco tempo per visitare Galata, ma ci torneremo.

Di solito disquisisco pomposamente sulla “importanza della circolarità dell’esperienza tra adulti e bambini in un museo”. Meno pomposamente: il museo non mi ha convinto del tutto, ma ci siamo divertiti insieme.

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