Il gioco da tavola ‘Museum Rush’ e il dilemma moralista

 

Mi scoccia ammetterlo, ma questo gioco da tavola Museum Rush mi mette un po’ in difficoltà, e non capisco più se sono io a essere fuori dai tempi e pure un po’ moralista, oppure è proprio lui a essere una fesseria.

Il concetto del gioco è semplice: abili ladri si sfidano all’interno di un museo per rubare le opere più preziose evitando i sistemi di allarme, i custodi e le maledizioni antiche, competendo con altri ladri e strappando il prezzo migliore agli acquirenti: vince chi conquista più punti entro il tempo stabilito.

Insomma il museo è solo un luogo da derubare dei suoi “tesori preziosi” per fare soldi, difeso come una banca e popolato da sinistri personaggi.

Ma come è venuta in mente un’idea del genere?

Esiste tutta una tradizione cinematografica che narra di furti nei musei dove i ladri sono manigoldi tutto sommato simpaticotti, a partire dal grandissimo Topkapi (tratto da un libro ancora più bello di Eric Ambler) fino a pellicole come Colpo grosso al museo (2009) oppure Ocean’s Twelve (2004). È questo il riferimento al gioco? Ma no, troppo colto e forse anche troppo vecchio. E poi alla fine i ladri li prendono sempre….

Forse l’ambientazione strizza l’occhio a pellicole come Night at the Museum, con la sua aria di giocosa improbabilità? Neppure questo direi, nei film il museo è un luogo divertente e ricco di vita, da difendere assolutamente.

Oppure si ispira a vecchi giochi da tavola come Furto al museo! Cattura il famoso ladro di opere d’arte degli anni novanta? Ma qui lo scopo era catturare il ladro, non fare fessi custodi e direttori e andare abraccetto con i ricettatori.

Insomma, mi dico, Museum Rush mi sembra solo un’ideuzza furbetta, che strizza l’occhio alla voglia di fare soldi prima di tutto. Poi, anche se indicato per giocatori a partire dai 10 anni, alla fine sarà solo un gioco per nerd adulti e brufolosi: chi se lo filerà mai?

Invece il progetto, proposto dal team inglese Room 17 Games,è stato capace di attrarre l’attenzione di poco meno di 1.000 finanziatori che, nell’arco di due mesi, hanno raccolto la ragguardevole somma di oltre 50mila dollari. Più del triplo del necessario, stando alle stime iniziali del team” (dalla recensione entusiasta di Art Tribune).

Insomma, probabilmente non ho capito nulla, ed evidentemente l’idea di rubare in un museo è molto cool.

Forse sono davvero moralista.

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