Volandia, il museo che viene consigliato alle famiglie

Volandia è il museo vicino all’aereoporta di Malpensa che tutti i siti (specialmente i blog di mamme e quelli di famiglie in viaggio, ma non solo), affermano essere l’ideale per una gita con i bambini (pare più di 100.000 visitatori nel 2017).

Ed eccomi qui una mattina afosa di agosto con Mattia (ora quattro anni e mezzo), con il Museo praticamente solo per noi.Per cominciare trovo molto interessante la struttura del museo, non solo perché legato al recupero delle Officine Aeronautiche Caproni fondate nel 1910 a Malpensa, di cui occupano alcuni stabili restaurati, ma anche per il ruolo – mi pare fondamentale – svolto dai volontari dell’associazione onlus Amici di Volandia: essendo in gran parte ex-dipendenti di aziende del settore, oltre a quello consueto di valorizzazione e vigilanza curano la manutenzione, la ristrutturazione e il restauro degli aerei. Li si intravvede trafficare in officina e girare concentrati per i padiglioni.

Gran parte del patrimonio è esposto in vari padiglioni organizzati per tema, e l’allestimento è prevalentemente costituito da aerei semplicemente parcheggiati e circondati da piccole transenne (su un paio di elicotteri si può salire) ai diorami che ricostruiscono l’ambiente di uso.

Essendo il patrimonio frutto di donazioni e perciò disomogeneo, nonostante i tentativi non si riesce a costruire una “storia del volo” ma solo il racconto di alcuni capitoli. Ma decisamente non è grave, il piacere della visita non cambia. Anzi è quando si cerca di “tappare i buchi” che la cosa non funziona: non avendo ad esempio alcun esemplare di Macchi M.C. 202 e 205, velivoli da caccia della Seconda Guerra Mondiale, sono esposte delle ricostruzioni in vetroresina, la cui natura è svelata solo dall’ultima riga del pannello.Oppure il padiglione dedicato allo spazio, costituito principalmente da enormi e verbosi pannelli e dalla ricostruzione dello sbarco sulla Luna con un rover dove i bambini possono salire: ma l’ambientazione e i materiale sono così casalinghi (legno e stagnola), che anche Mattia si girava perplesso sul sedile.Mi disturba un po’ l’aspetto un po’ guerrafondaio per gran parte dell’esposizione, forse inevitabile essendo i principali donatori le forze armate e quelle di polizia (e anche acquirenti temo); oppure l’entusiasta affermazione “Per la prima volta nella vostra vita, potrete entrare in un aereo su cui ha volato un salto” testimonianza del viaggio di un santo” (Giovanni Paolo II, con foto-poster).Considerazioni personali a parte, il grande successo presso le famiglie non mi pare proprio dovuto a una qualche attenzione museografica verso i bambini, bensì alla tipologia stessa del patrimonio che piace un po’ a tutti. Anche i pannelli, presenti per ogni velivolo, sono scritti per un pubblico adulto e non c’è nulla nel percorso rivolto ai più piccoli, a parte una sezione con simulatori di volo (almeno dodicenni), ovviamente i laboratori a pagamento e qua e là dei touch-screen (in agosto molti non funzionanti).

Dedicato astutamente ai bambini è invece il grande campo giochi e soprattutto il padiglione al chiuso da cui mio figlio non avrebbe voluto uscire: gonfiabili, telai per saltare, scivoli con palline e altre giochi del genere. Apprezzo sempre il gioco nei musei, ma qui sembra completamente slegato dal percorso per assumere una funzione di solo intrattenimento.Non abbiamo visto tutto, complice anche il caldo insopportabile all’interno dei padiglioni non climatizzati (intuisco gelidi di inverno), ma il risultato è un bambino contento, insieme a un padre soddisfatto e a un museografo un po’ deluso.

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