Falseum, Museo del falso e dell’inganno. Quando un (non?) museo può stimolare riflessioni

FALSEUM – installazione all’esterno

Lo ammetto, in questi casi sono diffidente: quando leggo di musei con tema così peculiari, che si presentano con espressioni come “enorme valore culturale”, “palestra maieutica” e “istituzione necessaria, dall’alto valore educativo”, sono sempre assai prudente. Temo la banalità dietro alle dichiarazioni, una sbandierata interattività che si risolve in insulsi giochini o installazioni insipide. Insomma una fregatura.

Invece il Falseum – Museo del falso e dell’inganno di Verrone in provincia di Biella, si è rivelato un luogo interessante, non esente da limiti, ma stimolante e consigliabile.

L’intenzione è quella di dimostrare quanto essi [i falsi ndr] abbiano pesato sulla Storia, talvolta in senso negativo, perché è sui falsi che spesso si sono basate guerre o eccidi, altre in senso positivo, dato che i falsi hanno portato a scoperte geografiche, a creazioni artistiche. In un’epoca in bilico tra reale e virtuale, il visitatore scopre che il sogno, l’immaginazione, la bugia contano.

Ospitato in un castello medievale restaurato di recente, il museo è organizzato su una sequenza di sale, ognuna dedicata a un tema preciso sviluppato con testi e l’ausilio di postazioni multimediali e installazioni interattive.

Introduzione al Museo; Il Falso Scientifico; Il Falso che ha fatto la storia; La Voce che corre, il sottile confine tra calunnia e leggenda; I Protocolli dei Savi di Sion; Il Falso Fotografico e Giornalistico, Vedo quindi credo: verità per immagini?; Il Gran Finale

FALSEUM – Installazione digitale su “Invenzione dell’altro. Il Prete Gianni”

L’attenzione prevalente è alla dimensione storica, trattata in termini spesso succinti ma esaustivi e talvolta felici: la Donazione di Costantino, Il prete Gianni e L’identità scozzese (ovvero la sua invenzione), ma anche il Protocollo dei Savi di Sion (una copia di questo libro è l’unico oggetto esposto), fino ai “miti” contemporanei come il mostro di LochNess, i cerchi nel grano, etc.

Mi è apparsa debole la parte dedicata alla scienza, forse è troppo succinta quella incentrata sui media (televisione e fotografia) e manca qualsiasi riferimento si social, ma è anche vero che la quotidianità è così in movimento che inevitabilmente una struttura come un museo si trova a inseguire la realtà.

La visita è condotta in piccoli gruppi guidati dal personale del museo (entrata a orari fissi) che aiuta i visitatori a interagire con i percorsi proposti, offrendo stimoli che costituiscono essi stessi parte del percorso, anche se il vero punto di forza è la possibilità di partecipare con giochi e travestimenti, che surclassano spesso le installazioni digitali. Belle soprattutto, a mio parere, le “foto ricordo false” (in costume e davanti fondale) nel regno del Prete Gianni oppure in una paesaggio scozzese “identitario”, e le riprese del telegiornale, con il visitatore ripreso su sfondo verde che appare in studio televisivo mentre legge notizie false (ma credibili) .

FALESUM. “Foto ricordo” dal regno del Prete Gianni

Sul sito è dichiarato che Falseum

non è pensato ‘anche’ per le famiglie, ma è pensato soprattutto per loro

e in effetti per i bambini è assolutamente coinvolgente e divertente, anche se inevitabilmente risulta più facile da comprendere in età scolare, con lo studio della storia già nel percorso didattico.

Noi tre eravamo soli con la guida, una pacchia, e Mattia si è divertito molto anche se troppo piccolo per cogliere il senso di gran parte delle “falsità”: distratto inoltre anche dalle ricerche dei disegni “natalizi” disseminati nelle sale, utili a intrattenere ma che forse portano l’attenzione altrove rispetto le intenzioni.

Nonostante la dichiarata attenzione attenzione al pubblico infantile, è sicuramente utile anche a un pubblico adulto, non sempre preparato sui temi (“uno su cinquanta conosce la Donazione di Costantino” mi dice l’accompagnatore).

Rimane il dubbio che, rimanendo su casi antichi non di rado lontani dalle conoscenze comuni e mantenendosi lontani da quelli quotidiani più vicini e noti (si parla della guerra preventiva di Napoleone ma non di Desert Storm e l’Iraq ad esempio), il ruolo della falsità si perda un po’ troppo nelle vicende lontane. Ma forse è pretendere troppo…

FALSEUM. Installazione digitale sul processo ai Templari

Insomma Falseum è un museo atipico, senza un proprio patrimonio materiale o immateriale, tanto che non credo sia riconosciuto dalla Regione Piemonte, ma è un luogo interessante che può stimolare e mettere in moto riflessioni.

Decisamente poco conosciuto, pare che solo un paio di migliaia di visitatori l’anno entrino nel museo. Peccato.

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