Spazi per bambini al Museo Archeologico della Valtenesi

Toccare, giocare, sentirsi comodi. E ovviamente capire.

Il Museo Archeologico della Valtenesi, nei pressi della Rocca di Manerba, è un museo piccolo ma molto frequentato soprattutto dai turisti stranieri che passano le vacanze sul Lago di Garda, complice anche la collocazione dentro la riserva naturale e vicino alla Rocca.

Senza adagiarsi sulla “rendita di posizione”, con il direttore Brunella Portulano stiamo lavorando, ogni anno un pezzetto, per adeguare l’allestimento esistente alle esigenze dei visitatori, in gran parte famiglie soprattutto nei mesi estivi.

Alcuni lavori affrontano necessità generali, come una nuova illuminazione interna delle vetrine e l’allestimento di una nuova sezione dedicata allo scavo ottocentesco di una necropoli romana (Collezione Marchesini).

Altri piccoli interventi sono invece studiati soprattutto per esigenze delle famiglie e dei bambini.

Colori – uno per ogni sezione, riguardano le scritte delle sezioni, le basette nelle vetrine, le postazioni tattili. Senza essere invasivi, sono un codice comunicativo (il periodo) ma anche uno strumento utile a rendere meno serioso l’aspetto di un museo archeologico, soprattutto quando espone prevalentemente piccoli cocci.

Postazioni tattili – da anni si ripete che il tatto è un importante strumento di coscienza, al pari della vista, soprattutto per i bambini. A disposizione della manipolazione del pubblico ci sono ora queste postazioni tattili che espongono copie dei reperti presenti in vetrina, “interi” (soprattutto le ceramiche) o ricostruiti (ad es. il falcetto). L’altezza del piano è comoda per i bambini (e non troppo scomoda per gli adulti), tutti gli oggetti sono assicurati con un cavetto e hanno una spiegazione bilingue (vd. anche Museo Archeologico Platina).Ricostruzioni – è importante accompagnare l’esposizione dei reperti alla possibilità di contestualizzazione: per la sezione della necropoli romana è stata esposta la ricostruzione di una tomba a incinerazione, che aiuta a comprendere sia la composizione di un corredo funerario che le fasi del ritrovamento archeologico; l’armadio originario evoca come un collezionista ottocentesco conservava i reperti scavati.

Segnaletica – non solo esplicita: per salire il primo piano basta seguire un uomo con il suo falcone, e per scendere un uomo togato o un cacciatore preistorico.

Gioco – qui inteso proprio come svago e non come strumento didattico. Un tavolino dove si possono fare gli stessi giochi di un bambino romano o medievale: tris, dama o Latrones. Sotto il piano si conservano i fogli con i diversi giochi, nella tasca a lato sono a disposizione dadi e pedine.

(foto Brunella Portulano)

Vedremo quest’estate cosa succederà…

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