Museo di Archeologia Virtuale a Ercolano

Quando si vede l’edificio, lungo la strada che dalla fermata della circumvesuviana porta agli scavi, viene quasi da pensare a un’inziativa furbina per incastrare i turisti: cosa sarà mai il Virtual Archaeological Museum? O anche MAV (acronimo in italiano però), ovvero “Un nuovo museo in tutti i sensi”?

Del viaggio a Napoli avrei voluto parlare degli scavi di Ercolano e del MANN, ma avrei chiuso il posti in poche righe. Sono due luoghi unici al mondo per qualità, due contesti dove la testimonianza archeologica ha un’evidenza formale quasi intatta. Ma forse è per questo appagamento formale, o forse perché i turisti accorrono comunque, ma in ambedue le situazioni i visitatori sono sostanzialmente lasciati da soli nella visita con l’unico aiuto di una piantina, qualche didascalia e scarni pannellini.

Peccato perché sono proprio i contesti giusti dove i bambini, specialmente i più piccoli, possono approcciarsi felicemente all’archeologia, che può apparire meno difficile del solito. E il fatto che le “cose” siano intere non vuol dire che siano comprensibili.

E allora entriamo al MAV, dove aver comunque felicemente visitato gli scavi e l’esposizione “Gli ori di Ercolano” (pezzi bellissimi! Ma a volte vetrine troppo alte per i bambini), con Mattia eccitato dalla storia del Vesuvio e dalla vista degli scheletri sul fronte a mare (zero spiegazioni ufficiali, con i turisti che si passavano notizie improbabili).

Il MAV è una struttura scolastica, inaugurato nel luglio 2008 e gestito dalla Fondazione C.I.V.E.S costituita dalla Provincia di Napoli e dal Comune di Ercolano. Come previsto non ci sono reperti archeologici ma “un percorso virtuale e interattivo dove vivere l’emozione di un sorprendente viaggio a ritroso nel tempo”.

Si parte con un video con occhialini 3D in auditorium, spettacolare il giusto, dove il vulcano racconta se stesso, ma la vera visita è nei piani interrati con un percorso che si annuncia scandito da tecniche di ricostruzioni tridimensionali, effetti multisensoriali, libri virtuali, ologrammi e multiproiezioni sincronizzate.

il visitatore è condotto in una dimensione virtuale, dove sperimentare in modo ludico ed interattivo le nuove opportunità che la tecnologia multimediale offre alla fruizione del patrimonio archeologico. Il MAV è un luogo didattico e conoscitivo, dove il reale e l’immaginario si incontrano per dare vita a nuove modalità di apprendimento e di intrattenimento.

Dotati di un sensore inserito in un ‘orologio’ da polso per attivare le postazioni 3D (uno per gruppo o famiglia), si affronta prima una sezione legata alla scoperta in un contesto che evoca i cunicoli settecenteschi, cui segue una seconda sulla vita quotidiana di Ercolano e Pompei.

Se non c’è nulla da eccepire sulla credibilità scientifica delle ricostruzioni, basate su dati ormai condivisi dalla comunità scientifica, le circa settanta postazioni del percorso sono in maggioranza grandi filmati a parete, alcune proiezioni 3D (ad esempio il volto di Atena che si rivolge al visitatore) e altre interattive basate su tecnologie già conosciute in altri contesti ma non per questo meno funzionali: con una mano si ripulisce un affresco dalla cenere e con i piedi un mosaico, si possono sfogliare le pagine di un libro e ingrandire i particolari, si cammina su una vasca virtuale smuovendo l’acqua.

Per un bambino piccolo come Mattia (5 anni) l’effetto è divertente, specialmente dove è coinvolto in qualche azione, ma la grafica delle immagini, pure per me che non sono certo un esperto, appare un po’ vecchiotta e goffa specialmente nelle figure: lo si può vedere anche dalla delusione espressa in molti commenti su TripAdvisor (solitamente entusiastici anche quando non si capisce perché), con particolare riferimento al promesso 5D dell’ultima postazione.

Con 534.328 visitatori agli scavi di Ercolano nel 2018, non so quanti ne avrà mai fatti il MAV cui è strettamente legato. Il costo del biglietto, 10,00 € gli adulti e 8,00 € per gli under 13 anni, non è certo un incentivo, anche se a voler essere pignoli forse è il biglietto a 13,00 € degli scavi di Ercolano a essere troppo basso per quello che offre.

In generale l’iniziativa è interessante e soprattutto è uno dei pochi tentativi di fornire una aiuto alla comprensione per i visitatori, superando la presunzione che l’evidenza archeologica sia sufficiente da sola. Ma sconta la veloce evoluzione della tecnologia, che in pochi anni rischiano di rendere obsolete le installazioni, rischiando di respingere soprattutto quel pubblico che le utilizza con frequenza (basi pensare ai videogame), a partire dai tanto desiderati giovani.

PS Al MANN nessuna traccia di visitatori che giovavano con la APP Father and Son. O forse non li ho visti io…

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